Consigli per il Consumatore 2018-10-31T17:07:00+00:00

Consigli per il Consumatore, l’Olio di Oliva

L’ Olio d’oliva, con particolare riferimento all’olio extravergine d’oliva è un condimento tipico della tradizione italiana e mediterranea che è presente ogni giorno sulle nostre tavole. Ma sappiamo davvero come scegliere un olio di qualità? Spesso il consumatore è sempre più spesso soggetto a frodi con conseguenze negative. Ecco allora alcuni consigli per imparare a scegliere l’olio extravergine e per consumarlo al meglio.

9 Consigli per il Consumatore

1) Diffidare degli oli low cost Attenti al falso olio d’oliva che potrebbe nascondersi nelle Bottiglie a poco prezzo. L’olio extravergine d’oliva venduto a pochi euro al litro al supermercato potrebbe non essere vero extravergine. Se siete in dubbio e se la qualità dell’olio che acquistate di solito al supermercato non vi soddisfa, provate a rivolgervi direttamente ai produttori, visitate le aziende olivicole e chiedete di poter assaggiare i prodotti, può essere anche una bella esperienza da vivere in famiglia!

2) Leggere le etichette Diffidate dalle etichette poco trasparenti, che presentano scritte minuscole e che sono poco chiare sull’origine dei prodotti. Le etichette devono indicare bene marchio, processo produttivo, luogo di produzione e caratteristiche del prodotto. Le etichette alimentari devono rispettare 3 caratteristiche fondamentali: devono essere chiare, leggibili e indelebili. Per quanto riguarda l’ olio extravergine, ad esempio, devono riportare nome del prodotto, denominazione di vendita, volume nominale e data di scadenza entro cui consumarlo.

3) Preferire l’olio extravergine L’olio extravergine è la tipologia migliore di olio di oliva. Ha il minor grado di acidità rispetto agli altri oli d’oliva. La sua acidità non dovrebbe mai superare l’1%. Il gusto dell’olio extravergine viene definito perfettissimo perché è assolutamente vietato che ad esso vengano mescolati oli o miscele di oli di altra origine. La lavorazione dell’olio extravergine avviene in modo che le condizioni termiche non causino nell’olio alterazioni di alcun tipo. In breve, l’olio extravergine d’oliva si differenzia dall’olio d’oliva in quanto è estratto dalla semplice spremitura delle olive con una acidità massima dell’1%. L’olio d’oliva, invece, è ricavato da una miscela di olio raffinato e di olio vergine con un’acidità massima dell’1,5%. Scegliete il più possibile olio extravergine di un’azienda agricola di fiducia.

4) Riconoscere gli oli deodorati Nel 2011 è entrato in vigore un nuovo regolamento comunitario che favorisce la commercializzazione dei cosiddetti oli “deodorati”, ovvero quelli ottenuti da commistioni e sofisticazioni di vario tipo, a scapito della qualità e della genuinità dell’olio extra vergine di oliva vero. Per riconoscerli non dobbiamo soltanto evitare gli oli a prezzo stracciato, come evidenziato poco sopra, ma anche affinare le papille gustative.

5) Olio d’oliva Dop e Igp La produzione di olio d’oliva Dop deve seguire un disciplinare ben preciso. I prodotti a marchio Dop, compreso l’olio extravergine d’oliva, sono protetti dalle contraffazioni in tutta Europa. L’olivicoltore la cui azienda si trova in un territorio che ha ottenuto questo riconoscimento e che intende commercializzare la propria produzione di olio con il marchio Dop, deve attenersi ad uno specifico disciplinare di produzione e sottostare al controllo di un “Ente di Certificazione” indipendente e appositamente incaricato e riconosciuto dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. Il disciplinare di produzione contiene tutte le norme di coltivazione dell’oliveto, di raccolta e confezionamento dell’olio di oliva che devono essere rigorosamente rispettate per l’ottenimento dell’olio a marchio Dop.

6) Olio d’oliva spremuto a freddo Cercate un olio d’oliva di qualità superiore? Allora orientatevi verso un olio spremuto a freddo. La spremitura a freddo riguarda anche altre tipologie di olio, con particolare riferimento ai prodotti biologici. Che significa olio spremuto, estratto o premuto, a freddo? Un olio può fregiarsi della dicitura estratto a freddo quando la temperatura della pasta delle olive (olive frante) in gramola non supera i 27° C. L’olio lavorato in questa maniera esprime al meglio le sue caratteristiche chimiche ed organolettiche.

7) Conservare l’olio d’oliva Non dimenticate le fondamentali regole di conservazione per l’olio d’oliva. Se acquistate l’olio in latte da più litri, travasatelo in bottiglie di vetro scuro man mano che lo utilizzate. In ogni caso conservate sempre l’olio d’oliva e l’olio extravergine d’oliva lontano da fonti di luce e di calore per evitare il deterioramento.

8) Olio d’oliva a crudo Volete preservare al meglio le caratteristiche e le proprietà nutritive dell’olio extravergine d’oliva che avete scelto? Allora preferitelo come condimento a crudo per i vostri piatti, dalle semplici insalate alla pasta. L’olio d’oliva utilizzato a crudo permette di assaporarne al meglio il gusto caratteristico, anche semplicemente versando qualche goccia d’olio su una fetta di pane.

9) Olio d’oliva per friggere Chi invece vuole orientarsi nella scelta di un olio per friggere, dovrebbe sapere che l’olio d’oliva di recente è stato indicato come il migliore. Secondo uno studio dedicato agli oli per friggere, l’olio d’oliva sarebbe migliore di altri oli utilizzati in cucina poiché sopporta meglio il calore della friggitrice o della padella rispetto a quanto avviene con numerosi oli di semi. Gli esperimenti hanno riguardato olio di oliva, olio di mais, olio di soia e olio di girasole.

Vino e salute

Il vino è salute – Questa convinzione faceva parte dell’antica cultura greca e romana. E molti studi lo dimostrano: gli antichi avevano ragione. Vino e salute sono imprescindibili e si dice che ciò valga soprattutto per il vino rosso. Il vino produce effetti positivi sul sistema cardiocircolatorio, e assumendolo con moderazione previene disturbi del cuore e dei vasi sanguigni. Ciò si deve al principio miracoloso del resveratrolo, contenuto principalmente negli acini di uva rossa, che favorisce la digestione e la riduzione dello stress, contribuisce alla devitalizzazione delle cellule tumorali, aumenta la resistenza fisica e la durata della vita. Il vino, pertanto, si rivela salutare e molto più di una semplice bibita raffinata. Peraltro: il vino rende felici. Berlo con moderazione significa rallentare la riduzione della serotonina, l’ormone della felicità. Il vino è davvero salutare, e non solo letteralmente un balsamo per l’anima.

Suino nero Casertano , conosciamolo meglio

Il maiale nero casertano è il ceppo suino autoctono più importante dell’Italia Meridionale. Risalente ad epoca romana, il suino nero casertano, negli anni ’50 rischiava l’estinzione, ma grazie ad attenti allevatori e politiche di salvaguardia della specie, oggi si è tornati alla sua rivalutazione. Detto anche “Pelatiello” per l’assenza di setole sulla pelle ha un colore che va dal nero violaceo, al grigio ardesia. Il maiale nero casertano è un animale rustico che viene allevato allo stato semibrado nei boschi del Casertano. Si nutre principalmente di ghiande, castagne, noci e frutti selvatici, alimenti naturali che donano alle sue carni sapori e profumi selvatici di una volta. Dal punto di vista alimentare, la caratteristica più pregiata è la “marezzatura” delle carni, ossia la presenza di abbondante tessuto connettivo intramuscolare, che rende le carni di questo maiale morbide e particolarmente gustose; per questo motivo è molto ricercato per la carne fresca, da consumarsi in ogni tipo di preparazione e in diversi tagli, come prosciutto di coscia e di spalla, costatelle, tracchie, ma anche per confezionare pregiati salumi tipici, come salsicce, capocolli, pancette, soppressate, prosciutti. I grassi del maiale nero casertana sono simili, per composizione, ai grassi dell’olio extravergine di oliva: è quanto emerge da una ricerca del Consdabi condotta sulle carni del maiale nero casertana.“Gli acidi, presenti in discreta quantità nel lardo di questi suini – ha spiegato il presidente del Consdabi, Donato Matassino – sono in grado di ridurre il livello del cosiddetto colesterolo cattivo Lda e di aumentare relativamente quello del colesterolo ‘buono’ Hdl. Quest’ultimo aspetto è molto importante in quanto le Hdl esercitano un ruolo protettivo nei confronti delle malattie che riguardano i vasi sanguigni, riducendo, tra le altre cose, l’inserimento e il deposito delle LDL nelle pareti dei vasi sanguigni”.

Filiera corta benefici al top con Frutta e Verdura

Un sistema di produzione e consumo si dice a “filiera corta” quando prevede l’organizzazione della produzione, della commercializzazione e del consumo in ambiti territoriali più ristretti possibili. In altre parole ciò che arriva sulla tua tavola con questo sistema ha un numero basso di intermediari commerciali e fa complessivamente poca strada dai campi al tuo piatto. I vantaggi di questa modalità organizzativa sono molteplici, tra questi sono molto importanti quelli economici sia per i consumatori (prezzi più bassi) sia per i produttori (margini di guadagno più alti). In entrambi i casi gli effetti sono dovuti l’abbattimento dei costi della commercializzazione e del trasporto in territori lontani. Ciò che importa di più forse è che la filiera corta fa bene alla salute, con effetti sul nostro benessere sia diretti sia indiretti. Vediamo brevemente perché: frutta e verdura arrivano più rapidamente sulla tua tavola conservando maggiormente le loro proprietà organolettiche; minore impatto ambientale complessivo di sistemi di trasporto inquinante sul proprio territorio e su territori altri; per una minore necessità di conservare a lungo i prodotti, la filiera corta si accompagna spesso, all’uso minimo di fitofarmaci, o all’utilizzo solo di fitofarmaci non dannosi per la salute dell’uomo e dell’ecosistema; l’impiego della filiera corta sviluppa la cultura del consumo alimentare consapevole e sano oltre alla valorizzazione e tutela dell’ambiente al quale si appartiene. Filiera corta è dunque sinonimo di qualità, di risparmio e tutela dell’ambiente, con importanti ricadute anche sul nostro benessere.

Tanti utilizzi per il Miele scopriamoli insieme

Non usate il miele solo nei dolci o nelle tisane! Gli usi del miele, in cucina, sono tantissimi, ma soprattutto vale la pena scoprire la “vocazione” di taluni tipi di miele per utilizzi particolari. Come premessa, c’è da sapere che il miele non ha una vera e propria data di scadenza; più resta aperto, però, più il sapore ne risente. Inoltre, non serve metterlo in frigorifero, se non proprio quando è caldissimo: il luogo ideale dove mantenerlo è al buio, tra i 15 e 20 gradi. Miele di acacia. Ha un sapore delicato che non altera la percezione degli altri gusti. Per questo è perfetto come dolcificante, anche nelle torte, o per aiutare la panificazione. Perfetto con i formaggi freschi. Miele di bosco. Si abbina a formaggi freschi e yogurt o a ricette speziate con pepe o noce moscata. Perfetto sui pancake al posto dello sciroppo d’acero. Miele di agrumi. Il suo aroma floreale e fruttato lo rende perfetto per creme da dessert o per aromatizzare vinaigrette con cui condire anche il pesce. Dà il meglio di sé sui formaggi a pasta filata come scamorza o mozzarella. Miele di castagno. Il suo aroma amarognolo lo rende adatto a pietanze dal sapore forte come carne rossa e formaggi stagionati. Da provare con il parmigiano reggiano. Miele millefiori. Il suo sapore floreale lo rende versatile, un po’ come l’acacia, ma il suo utilizzo “gourmet” è in abbinamento a taleggio o squacquerone. Come condimento, ottimo con il pollo, in abbinamento a rosmarino o limone. Miele di eucalipto. Ricorda la liquirizia e presenta note salate. Provatelo con i pecorini e per insaporire piatti di pesce e di carne dai sapori decisi, come tonno o maiale.